Torremolinos è vicina ai suoi ospiti inglesi

La comunità di Torremolinos ha mostrato la sua vicinanza agli ospiti inglesi residenti nel suo territorio. Lo ha fatto esponendo la bandiera dell’Unione Europea dalla casa comunale in segno di appoggio nei confronti della comunità britannica, la più numerosa da queste parti tra tutti i cittadini europei (non spagnoli) con oltre il 25% delle presenze. Già abbiamo avuto modo di commentare, qualche giorno fa, come la Costa del Sol non fosse a favore del divorzio del Regno Unito da Bruxelles, per i motivi qui descritti, ma oggi con un po di personale stupore per questa decisione storica vogliamo sottolineare quale e quanta importanza abbia la politica economica inglese sulla Costa del Sol, e più in generale sull’intera Andalusia. Io stesso pur sapendo che le coste spagnole accoglievano una moltitudine di britannici non potevo immaginare che persino i media internazionali, nel commentare il voto referendario del Regno Unito, legassero tale evento alle sorti di altra nazione europea, qual’è la Spagna. Mi sembrava un’esagerazione che il voto di una nazione potesse avere riflessi economici e sociali su un altro popolo, di un’altra nazione, eppure questo è. I dati parlano chiaro: quasi 56.000 sono gli inglesi residenti in provincia di Malaga, in base all’istituto di statistica spagnolo, su circa 77.000 britannici che a tutto il 2013 risultavano residenti in Andalusia. Una popolazione costituita prevalentemente da signorotti ultracinquantenni benestanti che hanno optato per una vita meno cara ed un clima decisamente migliore, con una tassazione locale annuale parificabile a quella mensile in UK. Non è difficile così capire come un comune come Benahavis possa essere considerato tra i più ricchi d’Europa, dove più del 50% dei residenti sono stranieri che frequentano campi da golf, guidano auto di lusso e ormeggiano al puerto deportivo i loro yacht, come pure in alcune zone della Costa del Sol si parli quasi esclusivamente inglese, o vi siano aree urbane riservate a britannici, i quali hanno inoltre fondato qualcosa come quattro giornali con uffici e redazioni radicati nel sud della Spagna e realizzano e diffondono corpose guide tascabili con mappe, informazioni, uffici, locali, negozi e tutto quanto sia necessario al turista ed al nuovo residente britannico nella Costa del Sol. Ma gli inglesi qui emigrati sono stati in grado di creare una rete efficiente e capillare di servizi sul territorio destinati a loro connazionali, motivo per il quale dai primi fenomeni migratori cui si assistette tra gli anni 60′ e gli anni 90′, caratterizzati per lo più da pensionati o comunque persone adulte e mature, nei periodi successivi l’età degli inglesi è calata significativamente, tanto che ormai oggi sono le famiglie con bambini anche molto piccoli a decidere di cambiare vita, perché consce dei servizi a loro dedicati (dal cibo, all’intrattenimento, dai collegamenti aerei all’istruzione, fino ai traslochi) da connazionali che qui hanno trovato terreno fertile negli anni per creare i loro business, al punto da farsi pubblicità direttamente nel Regno Unito, per attrarre sempre più possibili clienti. Del resto lo status di comunitari ha sempre consentito loro per decenni di godere del sistema sanitario pubblico spagnolo e di sussidi in base alla loro contribuzione. Per tutte queste ragioni è comprensibile la preoccupazione dei residenti britannici in Costa e le “coccole” che le istituzioni pubbliche locali rivolgono nei loro confronti, da sempre portatori di denari non solo come residenti, ma anche come fruitori di campi da Golf, locali pubblici  e quant’altro offre questo lembo di costa spagnola per uno svago anche mordi e fuggi, non necessariamente stanziale. Oggi è troppo presto per analizzare i possibili scenari futuri nel breve e medio lungo periodo, immaginiamo che gli amici britannici che incontriamo quotidianamente non si porranno ancora questo problema, certo il rischio che subiscano ripercussioni sanitarie esiste, vedremo se sarà tale (unitamente a scompensi nel loro potere d’acquisto) da comportare un effetto migratorio al contrario, quindi un rientro forzato verso il loro paese d’origine, di certo è che la loro eventuale dipartita causerà non pochi problemi a questo territorio, già provato da una crisi economica globale che solo nell’ultimo decennio ha determinato la chiusura di moltissimi locali di stampo inglese, troppi per poter resistere  – tutti – alla sensibile minor affluenza di clientela di connazionali del Regno Unito.

Fonti: “Ivecinos.es” del 24 giugno 2016 – “Il Sole 24 Ore” del 2 settembre 2015

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