IL “RETA” IN SPAGNA SARA’ FINALMENTE RIFORMATO?

IL “RETA” IN SPAGNA SARA’ FINALMENTE RIFORMATO? E’ questa la fatidica domanda che noi operatori del settore ci poniamo da molti mesi. Il “RETA” è il regime di contribuzione dei lavoratori autonomi in Spagna,  e la recente legge estiva che doveva riformarlo non ha provveduto ad inserire alcune delle rivendicazioni storiche e proposte presentate sul tavolo legislativo da parte dell’unione dei professionisti operanti nel settore del lavoro autonomo. Su tutte ricordiamo l’introduzione della quota super-ridotta per quei lavoratori autonomi che generano un fatturato minimo, proposta che comunque si trova attualmente sul tavolo di lavoro della commissione preposta a riformare integralmente il “Régimen Especial de Trabajadores Autónomos” (appunto RETA). L’argomento risulta di particolare interesse giacché tutti coloro che qui in Costa del Sol (e non solo) vogliono aprire una propria attività autonoma si imbattono prima o poi nel pagamento di questo onere contributivo mensile, sia come imprenditori individuali che come amministratori di società di capitali, le due figure più comuni. Ad oggi esiste una particolare agevolazione denominata “Tarifa Plana” che consente, rispettando alcuni requisiti, di risparmiare una discreta quantità di denaro nei primi 18 mesi di apertura di una nuova attività d’impresa in forma individuale, poiché il pagamento avviene per scaglioni semestrali in forma ridotta. A coloro che si affidano a noi per l’apertura dell’attività consigliamo sempre questa soluzione alternativa alla forma societaria, se non sussistono particolari esigenze di natura commerciale o economica di costituirsi come società, proprio perché consente di risparmiare denari utili in una fase di “start-up”. Però da sempre ci sono dei “vuoti normativi” in questa legge che non consentono ad esempio di includere gli amministratori di società in questa particolare agevolazione, oppure di effettuare un pagamento proporzionato ai giorni di contribuzione effettiva, tutti elementi che dovranno essere presi in considerazione. La proposta di riforma si basa in sintesi su tre punti essenziali: 

A) CONTRIBUZIONE IN PROPORZIONE AI RICAVI EFFETTIVI: ciò garantirebbe ai moltissimi piccoli lavoratori autonomi che iniziano a fare impresa o svolgere una attività professionale partendo da zero qui in Spagna (che poi sono la gran parte di noi italiani che in questo momento si trasferiscono qui in Costa del Sol a vivere in età lavorativa, cambiando vita) di ridurre l’importante sforzo di doversi mantenere all’interno di questo regime nei primi mesi o anni di apertura di una nuova attività, laddove manca ancora l’esperienza adeguata per ingranare da subito oppure semplicemente va costruito con il dovuto tempo un nuovo giro di clientela. Ovviamente la problematica non è semplice da risolvere in un paese dove il sommerso è ancora molto elevato, il governo deve introdurre dei meccanismi di controllo circa l’effettivo conseguimento dei ricavi dichiarati, questo il problema fondamentale.

B)   INTRODUZIONE DI UN REDDITO MINIMO ESENTE DA CONTRIBUZIONE: sarebbe opportuno in un paese dove il reddito mensile medio dei lavoratori autonomi è di poco superiore ai 750 euro (dati del 2014), valore appena al di là del salario minimo (SMI) che in Spagna ammonta ad euro 707,60, per questo motivo urge un criterio economico chiaro in merito all’obbligatorietà di pagare il RETA, esigenza rafforzata dal dato emerso dalla federazione nazionale delle associazioni dei lavoratori autonomi in Spagna secondo cui un lavoratore autonomo su quattro incassa meno di 900 euro.

C) RIDEFINIZIONE DEL CONCETTO DI “ATTIVITA’ ABITUALE”: lo svolgimento dell’attività autonoma in forma abituale è attualmente un requisito imprescindibile per essere assoggettati al pagamento dei contributi previdenziali dei lavoratori autonomi (del resto coincidente con il requisito richiesto per l’assoggettamento all’IVA che ricordiamo essere una imposta europea, non solo spagnola o italiana), però resta un concetto giuridico indeterminato legato solo al parametro della continuità nel tempo, che non pare sufficiente a disciplinare alcuni casi e andrebbe meglio definito con criteri più specifici ed oggettivi.

Sarà finalmente l’anno 2018 quello in cui assisteremo ad una riforma veramente totale di questo regime contributivo? Ce lo auguriamo tutti, visto che per noi italiani in Costa del Sol resta un adempimento piuttosto oneroso e antipatico, ma non solo per noi evidentemente…

Fonte: “El Economista.es”

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